Consigliere di parità territoriali, CGIL CISL e UIL Marche: “Scelta che indebolisce la tutela dei diritti sul lavoro”
13/03/2026
CGIL, CISL e UIL Marche esprimono forte preoccupazione per la prevista soppressione delle consigliere di parità territoriali e per il trasferimento delle loro competenze a un nuovo organismo centrale con sede a Roma.
Secondo le tre organizzazioni sindacali si tratta di una scelta che rischia di indebolire il sistema di tutela contro le discriminazioni sul lavoro, eliminando presidi territoriali che negli anni hanno rappresentato un punto di riferimento concreto per lavoratrici e lavoratori.
Sindacati: “Si indeboliscono strumenti fondamentali per la parità”
“La soppressione delle consigliere di parità territoriali – dichiarano Eleonora Fontana (segretaria CGIL Marche), Selena Soleggiati (segretaria CISL Marche) e Claudia Mazzucchelli (segretaria generale UIL Marche) – rappresenta una scelta ancora più inaccettabile in un Paese che già registra forti carenze sul fronte dei diritti e della parità di genere”.
Secondo i sindacati, invece di rafforzare strumenti fondamentali per la conciliazione tra vita e lavoro, l’autonomia delle donne e la parità di genere, la riforma rischia di smantellare strutture che garantiscono ascolto, protezione e interventi tempestivi nei casi di discriminazione.
Le consigliere di parità territoriali hanno infatti svolto negli anni un ruolo importante come presidio di prossimità, offrendo supporto e assistenza legale alle persone vittime di discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro.
Il rischio di ridurre il livello di tutela
Lo schema di decreto in discussione prevede la possibilità, ma non l’obbligo, di istituire articolazioni territoriali del nuovo organismo centrale.
Secondo CGIL, CISL e UIL Marche questa impostazione potrebbe comportare una riduzione delle tutele già esistenti, entrando in potenziale contrasto con la Direttiva europea (UE) 2024/1500, che stabilisce che il recepimento delle norme comunitarie non deve determinare un arretramento nella protezione contro le discriminazioni.
Una situazione che, secondo i sindacati, potrebbe esporre l’Italia anche al rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.
La richiesta di modificare il decreto
Le tre organizzazioni sindacali chiedono quindi una modifica dello schema di decreto, introducendo l’obbligo di strutture territoriali permanenti e adeguatamente organizzate.
L’obiettivo è garantire la continuità dell’esperienza delle consigliere di parità e rafforzarne il ruolo di vigilanza e tutela contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro.
CGIL, CISL e UIL Marche chiedono inoltre risorse certe e personale dedicato, affinché i presidi territoriali possano continuare a svolgere efficacemente attività di assistenza legale e supporto alle lavoratrici e ai lavoratori, nel rispetto dello spirito delle direttive europee.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to