Export delle Marche in calo: Santarelli (Cgil) chiede interventi urgenti per sostenere le imprese
12/03/2026
Il quadro dell’export marchigiano continua a mostrare segnali di difficoltà. I dati relativi al 2025 indicano una contrazione significativa delle esportazioni regionali, con una dinamica che si discosta nettamente dall’andamento nazionale. A commentare la situazione è Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche, che richiama l’attenzione sulle criticità del sistema produttivo regionale e sulle possibili conseguenze economiche legate al contesto internazionale.
Secondo Santarelli, negli ultimi due anni le Marche avrebbero registrato una perdita pari a circa un terzo del valore dell’export, un dato che colloca la regione tra le ultime posizioni della classifica nazionale. “Siamo la quart’ultima regione in Italia – afferma – davanti soltanto a Sicilia, Sardegna e Basilicata”. Una situazione che, secondo il sindacato, richiede una riflessione sulle politiche economiche regionali e sugli strumenti di sostegno alle imprese.
I numeri dell’export marchigiano nel 2025
Nel 2025 il valore complessivo delle esportazioni delle Marche si è attestato intorno ai 13,4 miliardi di euro. Il confronto con l’anno precedente evidenzia una diminuzione del 7,6%, mentre nello stesso periodo l’export italiano nel suo complesso ha registrato una crescita del 3,3%. Ancora più marcata la differenza con il dato del Centro Italia, che segna un incremento del 13,2%.
Anche escludendo il comparto farmaceutico, che negli ultimi anni ha inciso in modo rilevante sui dati regionali, il trend resta negativo. In questo caso il valore delle esportazioni si ferma a 11,9 miliardi di euro, con una riduzione del 3,2% rispetto all’anno precedente.
Tra i settori più colpiti emerge il comparto moda, che registra una flessione dell’8,6%, confermando le difficoltà di uno dei pilastri storici dell’economia marchigiana. In calo anche la meccanica, che segna una riduzione del 3,6%. Particolarmente significativa la contrazione nel segmento delle macchine utensili, dove si registra una diminuzione di circa 200 milioni di euro, pari a un -10,2%.
I timori legati al contesto internazionale e ai costi delle imprese
Secondo Santarelli, le prospettive per i prossimi mesi restano incerte anche a causa delle tensioni internazionali e del conflitto in corso, fattori che potrebbero incidere ulteriormente sulla competitività delle imprese marchigiane. L’aumento dei costi energetici e delle materie prime rappresenta infatti una delle principali preoccupazioni per il sistema produttivo regionale.
“Occorrono scelte condivise e un orientamento delle risorse pubbliche mirato”, sostiene il segretario della Cgil Marche, che invita la giunta regionale ad assumersi la responsabilità di un quadro economico considerato sempre più complesso. In questo contesto, secondo il sindacato, diventa fondamentale individuare strategie in grado di sostenere il tessuto produttivo e rafforzare la presenza delle imprese marchigiane sui mercati internazionali.
Nonostante le difficoltà generali, alcuni comparti mostrano segnali di crescita. Tra questi l’agroalimentare, che registra un aumento del 4,2%, e il settore gomma-plastica, con un incremento del 3,7%. Indicatori positivi che, pur rappresentando una parte limitata del sistema economico regionale, evidenziano la presenza di filiere ancora dinamiche.
Per il sindacato, tuttavia, il quadro complessivo resta critico e richiede un intervento coordinato tra istituzioni, imprese e parti sociali per evitare un ulteriore indebolimento dell’economia marchigiana.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to