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Marche, maxi esercitazione sulla diga di Castreccioni: tre giorni per testare l’emergenza

20/04/2026

Marche, maxi esercitazione sulla diga di Castreccioni: tre giorni per testare l’emergenza

Dal 19 al 21 giugno le Marche ospiteranno una delle più significative esercitazioni di Protezione civile programmate a livello regionale, costruita attorno a uno scenario complesso e ad alto impatto: il collasso simulato della diga di Castreccioni, nel territorio di Cingoli, in provincia di Macerata. Non si tratta di una semplice prova tecnica, ma di un banco di verifica esteso che coinvolgerà istituzioni, strutture operative, volontariato, sistema sanitario e cittadini lungo un’area vasta attraversata dal fiume Musone, dalla diga fino alla foce.

L’obiettivo è mettere alla prova la capacità di risposta del sistema in presenza di un’emergenza che, per natura e conseguenze potenziali, richiede rapidità decisionale, precisione organizzativa e una filiera di comunicazione impeccabile. La simulazione partirà da un evento sismico e seguirà una progressione realistica fino all’ipotesi di collasso dell’invaso, attivando tutte le fasi previste dal Piano di emergenza: preallerta, vigilanza rinforzata, pericolo e collasso.

Un test operativo che coinvolge 14 Comuni e l’intero sistema di Protezione civile

L’esercitazione è stata preparata attraverso un incontro di coordinamento presieduto dall’assessore regionale alla Protezione civile Tiziano Consoli, affiancato dal dirigente della Direzione Protezione civile e Sicurezza del Territorio Stefano Stefoni. Il quadro che emerge è quello di un’attività ampia, strutturata e pensata per verificare la tenuta dell’intero dispositivo di risposta in caso di crisi reale.

I Comuni coinvolti sono 14: Apiro, Cingoli, Montefano, Recanati, Porto Recanati, Staffolo, Filottrano, Jesi, Santa Maria Nuova, Osimo, Castelfidardo, Loreto, Numana e Sirolo. Accanto agli enti locali saranno mobilitati il Dipartimento nazionale di Protezione civile, la Regione Marche, le Prefetture di Ancona e Macerata, le Province, i Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine, la Guardia Costiera, il sistema sanitario regionale, l’INGV, ARPAM, i gestori delle infrastrutture e dei servizi essenziali, oltre alle organizzazioni di volontariato di protezione civile e sanitario.

La complessità dell’esercitazione riflette la natura dello scenario ipotizzato. Un collasso di diga richiede infatti la gestione simultanea di più fronti: evacuazione della popolazione, soccorso alle persone, tutela degli edifici e delle infrastrutture strategiche, regolazione della viabilità, continuità dei servizi e raccordo costante tra i livelli locali, regionali e nazionali. È proprio per questo che prove di questo tipo hanno un valore decisivo: permettono di individuare in anticipo eventuali criticità e di correggere procedure che, in caso di emergenza reale, non possono permettersi margini di incertezza.

IT-alert, informazione alla popolazione e prevenzione come priorità

Uno degli aspetti più rilevanti dell’esercitazione sarà l’impiego del sistema nazionale di allarme pubblico IT-alert, che verrà testato con l’invio di un messaggio ai cittadini dei Comuni interessati. È un passaggio particolarmente importante, perché misura non soltanto la tenuta degli strumenti tecnologici, ma anche la capacità del sistema di raggiungere la popolazione in modo tempestivo, chiaro e comprensibile. In uno scenario di pericolo, la qualità della comunicazione pubblica può fare la differenza quanto la velocità dei soccorsi.

Le attività previste comprenderanno anche una campagna di informazione preventiva rivolta ai cittadini, attraverso comunicati e canali istituzionali, così da favorire consapevolezza e partecipazione. Questo aspetto merita attenzione, perché sposta la protezione civile fuori dalla sola dimensione dell’intervento specialistico e la riporta dentro una cultura diffusa della prevenzione, in cui la popolazione non è spettatrice passiva, ma parte di un sistema che funziona meglio quanto più è preparato.

Nelle parole dell’assessore Consoli si coglie bene il senso dell’iniziativa: dopo anni segnati da emergenze diverse, tra alluvioni, terremoti ed eventi sanitari, la Regione continua a investire sulla formazione, sull’addestramento e sulla capacità di risposta. Il test su Castreccioni si inserisce in questo percorso e assume una valenza ancora più significativa perché mette insieme rischio idraulico, scenario sismico, gestione sanitaria e coordinamento interistituzionale. È un’esercitazione che guarda al presente, ma soprattutto al futuro, con l’idea che la prevenzione non sia un atto formale bensì un lavoro continuo, fatto di preparazione, verifica e responsabilità condivisa.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.